Dito a martello

Pubblicato il 13 dicembre, 2013, nella categoria: Arti Inferiori, Arti Superiori, Rubrica da

Per dito a martello in campo medico, si intende una deformità delle dita, sia delle mani che dei piedi, causata per la maggioranza delle occasioni da un evento traumatico, che causa l’impossibilità della loro estensione completa, ma solo in parte.

La causa è dovuta alla rottura del tendine dell’estensore comune in corrispondenza della falange distale, che non può più essere estesa e quindi rimane in flessione. Tale manifestazione la si ritrova sovente negli sportivi, come giocatori di pallavolo o portieri di calcio, dato che durante il gioco capita che la palla colpisca la mano aperta. Una bizzarra variante è quella della “lesione di Ercole”, caratterizzata dal microdistacco di un frammento osseo dalla base della falange ungueale e dalla conservata integrità del tendine estensore.

Per migliorare i risultati sull’evoluzione del danno occorre trattare tempestivamente la lesione presso centri di elevata competenza in conservazione e aggravamento del trauma; la peculiarità della lesione è rappresentata dal fatto che, nonostante l’aspetto estetico sia assimilabile a quello del dito a martello, la funzionalità in estensione completa del dito non risulta compromessa.

 

 

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Malattia di Dupuytren

Pubblicato il 13 aprile, 2013, nella categoria: Arti Superiori, Rubrica da

Consiste nella flessione permanente di una o più dita della mano. È relativamente frequente nel sesso maschile, di età compresa tra i 40 e i 60 anni.
Generalmente inizia in corrispondenza del IV dito e poi si estende al V mentre è meno frequente l’interessamento del III dito.
La sintomatologia avviene progressivamente e lentamente (in genere nell’arco di molti anni) e consiste in:

  • Formazione di noduli sottocutanei in corrispondenza della testa del IV, V o III metacarpo
  • Progressivo atteggiamento coatto in flessione della prima e seconda falange delle dita corrispondenti.

Le deformità variano a seconda dello stadio evolutivo della malattia, deformità in flessione che può andare da un minimo di 1° ad un massimo che supera i 135°. Manca in genere anche nelle fasi più avanzate, qualsiasi sintomatologia dolorosa locale, mentre è progressivo il danno funzionale.

Terapie

Non esistono trattamenti contenitivi efficaci, l’uso di stecche per immobilizzare la parte interessata non porta a risultati efficaci. Ultimamente si stanno sperimentando con discreto successo iniezioni di collagene.
Il trattamento chirurgico si effettua in percutaneo ad ago (aponeurotomia) o, secondo la chirurgia classica, con aponeurectomia. Esso deve venir praticato nel corretto momento, valutando la facilità di accesso chirurgico e la compromissione funzionale. Tale compromissione è valutata in differenti stadi, i quali indicano quindi anche la gravità della sindrome.
Il test comunemente utilizzato per valutare se si sia raggiunta o meno l’indicazione ad operare fu descritto da Hueston (tabletop test): il paziente pone la mano con il palmo rivolto sul tavolo, cercando di tenerla piatta e di mantenere il contatto del palmo con la superficie del tavolo. La contrattura è definita severa abbastanza da richiedere il trattamento chirurgico allorquando non fosse possibile toccare il tavolo con il palmo della mano a causa della contrattura.
Lo scopo del trattamento riabilitativo è quello di prevenire l’edema, che potrebbe impedire i movimenti di flesso-estensione delle dita, quello di allontanare il rischio dell’instaurarsi di una algoneurodistrofia e quello di ripristinare la normale funzionalità della mano.

Sito dedicato alla malattia: http://www.dupuytren.it/
 
 

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Fratture del polso e della mano

Pubblicato il 3 agosto, 2012, nella categoria: Arti Superiori, Rubrica da

FRATTURA DI GOYRAND: Questa frattura (del radio) si verifica per caduta sulla mano atteggiata in flessione. La sintomatologia consiste in deformità “a ventre di forchetta”, dolore spontaneo che aumenta alla pressione, tumefazione del polso, impotenza funzionale ed eventuale ecchimosi diffusa al polso e alla mano.

FRATTURA DI COLLES: Questa frattura (del radio) è una delle più frequenti e la mette al primo posto tra tutte le lesioni traumatiche scheletriche. Avviene per trauma indiretto (caduta sul palmo della mano atteggiata in posizione di difesa, in estensione).

La sintomatologia consiste in deformità che può essere a “baionetta” o a “dorso di forchetta”, dolore spontaneo che aumenta alla pressione, tumefazione del polso, impotenza funzionale ed eventuale ecchimosi diffusa al polso e alla mano.

FRATTURE DELL’EPIFISI DISTALE DEL RADIO: Sonfo fratture che interessano la superficie prossimale articolare. Le più semplici vengono dette “fratture marginali” quelle più complesse e frequenti sono dette “fratture pluriframmentarie”.

FRATTURA DELLO SCAFOIDE: Lo scafoide a differenza degli altri capi ossei del carpo che si fratturano in casi eccezionali, tende a fratturarsi con molta frequenza. Questa lesione consegue a una caduta sul palmo della mano, o per urti sul pugno chiuso. La sintomatologia consiste in dolore spontaneo che si accentua alla pressione.

FRATTURE DEI METACARPI E DELLE FALANGI: Sono fratture molto frequenti che sono generalmente provocate da un trauma diretto. In queste fratture molte volte si accompagnano lesioni tendinee, legamentose, colpendo quindi anche le parti molli e il tessuto cutaneo. Possono colpire sia la diafisi, l’epifisi o la zona metafisaria distale o prossimale. Spesso sono fratture scomposte.

La lesione più importante è quella della V base del I metacarpo che qualche volta si disloca dorsalmente determinando la cosidetta “frattura-lussazione di Bennet” (si verifica spesso nei pugili). La sintomatologia di queste fratture è dolore alla pressione ed evidente tumefazione.
 

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Dito a scatto

Pubblicato il 27 aprile, 2012, nella categoria: Arti Superiori, Rubrica da

La tenosinovite stenosante del flessore lungo delle dita della mano comunemente detto “dito a scatto” è la più frequente delle tenosinoviti stenosanti (condizioni patologiche che colpiscono i tendini).

La malattia si verifica a livello dell’articolazione metacarpo – falangea. Nel bambino nella maggior parte dei casi è è interessato il flessore lungo del pollice con il risultato di provare difficoltà ad estendere il dito. La difficoltà aumenta progressivamente fino a comportare un blocco permanente in flessione del dito.

Nell’adulto invece le dita più interessate solo il pollice,il terzo e quarto dito. Causa il restringimento dello spazio dove passa il tendine, quest’ultimo “scatta” nella flessione e nell’estensione del dito. Generalmente lo scatto è chiaramente visibile ed è doloroso.

La sintomatologia si caratterizza per il dolore localizzato a livello della metacarpofalangea (in corrispondenza della prima plica palmare), associato alla presenza di un nodulo tendineo apprezzabile alla palpazione e, nelle fasi avanzate, a un vero e proprio blocco dell’estensione del dito. Il dito infatti rimane flesso e si estende solo con forza e con dolore e provocando il caratteristico “scatto”.

Terapie:

- Terapia medica: in genere trovano impiego gli antinfiammatori.

- Terapia infiltrativa: nel caso di fallimento della terapia medica si possono eseguire delle infiltrazioni con cortisonici vicino la puleggia (evitando di infiltrare il tendine)

- Release percutaneo: attraverso un ago, in anestesia locale, si esegue una release percutanea della puleggia A1 liberando quindi il tendine.

- Terapia chirurgica: l’intervento chirurgico prevede la sezione completa della puleggia A1 liberando così il restringimento a livello tendineo. Tale intervento in genere si esegue in anestesia locale e in regime di Day Surgery.
 

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Sindrome del Tunnel Carpale

Pubblicato il 22 febbraio, 2012, nella categoria: Arti Superiori, Rubrica da

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia dovuta all’irritazione o alla compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il canale carpale.

Questo è una cavità localizzata a livello del polso. In posizione anatomica abbiamo posteriormente le ossa carpali e anteriormente il legamento trasverso del carpo. Nel tunnel così formato passano, oltre al nervo mediano, vene e i tendini dei muscoli flessori delle dita.

La sindrome è dovuta più frequentemente all’infiammazione cronica della borsa tendinea dei flessori (tenosinovite), che comprime il nervo mediano. Può manifestarsi in corso di gravidanza, nei soggetti affetti da ipertiroidismo e nei soggetti affetti da artrite reumatoide. Sono più frequenti nei soggetti che utilizzano le mani per lavori di precisione e tipicamente ripetitivi.

La sindrome si manifesta più spesso nei soggetti femminili ultraquarantenni, con disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice, indice, medio) e metà del quarto dito della mano. Tali disturbi, che si presentano prevalentemente durante la notte, possono evolvere nei casi più gravi in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano dal lato volare seguita da ipo-atrofia dei muscoli della mano (muscoli tenari): ma anche agli uomini trentenni che fanno sforzi come giocare a bowling, muovere mouse, usare il martello pneumatico.

Il paziente avrà difficoltà ad eseguire lavori con le dita come svitare una bottiglia o lavorare a maglia. Nelle fasi iniziali il paziente lamenta parestesie a scossa. Clinicamente il dolore e le parestesie possono essere evocati attraverso la percussione fasica a livello del tunnel carpale (segno di Tinel). Se il paziente lamenta la comparsa di scosse il segno è da considerarsi positivo. Altro segno caratteristico è la manovra di Phalen che consiste nel tenere iperflessi i polsi l’uno contro l’altro per 1 minuto: la comparsa di parestesie è da considerarsi un segno positivo per la sindrome.

La valutazione clinica della sindrome avviene attraverso la raccolta dei sintomi lamentati dal paziente e attraverso le manovre ortopediche sopracitate. La diagnostica consente di porre diagnosi di malattia con certezza utilizzando l’EMG (elettromiografia) metodica che consiste nell’applicare elettrodi e misurare le caratteristiche di conduzione del nervo facendo passare corrente di bassa intensità attraverso il nervo. Un nervo alterato, perché compresso, infatti ha un particolare segnale alterato alla EMG, facilmente individuabile.

Il trattamento è medico attraverso una oculata infiltrazione di cortisone nelle fasi iniziali.
Quando la sindrome è cronica è preferibile il trattamento chirurgico in anestesia locale che consiste in un release del nervo al carpo (sindesmotomia del legamento trasverso del carpo) attraverso una piccola incisione (1-2 cm) in sede carpale, volarmente.

Ad intervento eseguito il dolore si risolve velocemente, mentre le parestesie possono perdurare anche per alcune settimane in quanto il nervo, quando molto compresso, recupera molto lentamente. Se la compressione è durata troppo a lungo con una atrofia degli assoni il nervo non recupera più nonostante l’intervento.

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