Dito a martello

Pubblicato il 13 dicembre, 2013, nella categoria: Arti Inferiori, Arti Superiori, Rubrica da

Per dito a martello in campo medico, si intende una deformità delle dita, sia delle mani che dei piedi, causata per la maggioranza delle occasioni da un evento traumatico, che causa l’impossibilità della loro estensione completa, ma solo in parte.

La causa è dovuta alla rottura del tendine dell’estensore comune in corrispondenza della falange distale, che non può più essere estesa e quindi rimane in flessione. Tale manifestazione la si ritrova sovente negli sportivi, come giocatori di pallavolo o portieri di calcio, dato che durante il gioco capita che la palla colpisca la mano aperta. Una bizzarra variante è quella della “lesione di Ercole”, caratterizzata dal microdistacco di un frammento osseo dalla base della falange ungueale e dalla conservata integrità del tendine estensore.

Per migliorare i risultati sull’evoluzione del danno occorre trattare tempestivamente la lesione presso centri di elevata competenza in conservazione e aggravamento del trauma; la peculiarità della lesione è rappresentata dal fatto che, nonostante l’aspetto estetico sia assimilabile a quello del dito a martello, la funzionalità in estensione completa del dito non risulta compromessa.

 

 

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Piede piatto nell’adulto

Pubblicato il 15 novembre, 2013, nella categoria: Arti Inferiori, Rubrica da

Comprende diverse forme cliniche accomunate dall’appiattimento della volta plantare:

  • Forme congenite, evoluzione del piede lasso infantile
  • Forme acquisite, da disfunzione del Tibiale posteriore.
  • Post-traumatiche
  • Reumatiche
  • Neurologiche

La caduta della volta plantare ha come diretta conseguenza la distribuzione anomala delle forze di carico sulle ossa e sui tendini, con sovraccarico di tutta la zona interna del piede, il cosiddetto piede astragalico, deputato alla funzione ammortizzante del piede.

Il perpetuarsi di tale condizione determina a lungo andare la degenerazione di tali strutture, inparticolare del tendine del muscolo tibiale posteriore deputato a sostenere la volta e dell’articolazione astragalo scafoidea.

 

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Piede piatto nel bambino

Pubblicato il 9 ottobre, 2013, nella categoria: Arti Inferiori, Rubrica da

E’ un piede caratterizzato dall’appiattimento della volta plantare normalmente formata dalla forma e dal reciproco incastro delle ossa del piede, dalla maturità del tessuto connettivo costituente capsule e legamenti, e dal perfetto funzionamento di una serie di muscoli chiamati cavizzanti.

Quando il bambino inizia a camminare, l’immaturita’ del tessuto connettivo e lo scarso sviluppo dei muscoli permettono un ampia escursione dei movimenti ammortizzanti del piede, con l’appiattimento della volta ad ogni passo.


Questo fenomeno iniziale non e’ un fenomeno di insufficienza ma un importante elemento di apprendimento. 
La volta che si appiattisce permette infatti di toccare o di sfiorare il suolo ad una serie di elementi riflessogeni posti nella pianta del nostro piede, i quali inviano informazioni cosiddette propriocettive ai centri nervosi che a loro volta azionano per via riflessa spinale i muscoli deputati alla creazione e al mantenimento della volta informandoli della quantita’ e della forma che ad essa devono conferire.

Quando per cause ancora non perfettamente note si verifica un rallentamento o un inceppamento di questi meccanismi, per cui la volta plantare tarda ad assumere la sua forma e dimensione normale o non si forma affatto, ci troviamo allora di fronte ad un piede piatto.

 

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Alluce rigido

Pubblicato il 13 giugno, 2013, nella categoria: Arti Inferiori, Rubrica da

L’alluce rigido è una patologia della prima articolazione metatarso-falangea, caratterizzata da dolore nel movimento, formazione di esuberanza ossea (osteofita) e limitazione della flessione dorsale dell’alluce. Sebbene l’alluce valgo venga considerato la più comune e invalidante deformità patologica della prima articolazione metatarso-falangea, alcuni autori considerano l’alluce rigido ancor più limitante, a causa del dolore che vi si associa.

Sono state descritte due forme di alluce rigido: la forma acquisita dell’adulto e la forma dell’adolescente o giovanile. La forma acquisita dell’adulto è caratterizzata da alterazioni degenerative diffuse a carico dell’articolazione metatarso-falangea dell’alluce, mentre la forma dell’adolescente si caratterizza per un danno articolare localizzato. Un processo degenerativo localizzato dell’articolazione viene considerata l’eziologia tipica della forma acquisita dell’adulto.

Esiste disaccordo sui fattori predisponenti a tale alterazione; il denominatore comune a tutte le teorie, fino ad oggi, è costituito dal carico aumentato ed eccentrico sulla prima articolazione metatarso-falangea. I fattori predisponenti per l’alluce rigido dell’adolescente comprendono la testa metatarsale congenitamente appiattita o squadrata, l’osteocondrite e, come nella forma dell’adulto, un trauma acuto o cronico. Infine, possono contribuire allo sviluppo di un alluce rigido un processo artrosico sistemico o un’artrite settica. Nella forma acquisita dell’adulto, le alterazioni articolari sono caratterizzate da dolore ed edema.

II gonfiore può essere dovuto alla sinovite. Solitamente non viene alterato l’allineamento. In genere si ha una proliferazione ossea generalizzata intorno  all’articolazione, soprattutto a livello della  superficie dorso-laterale della testa metatarsale. Con la progressione del processo patologico, questo fronte osseo si estende dorsalmente e lateralmente. Spesso si forma un osteofita dorsale sulla base della falange prossimale. Di conseguenza il movimento dell’articolazione metatarso-falangea dell’alluce è limitato.

I pazienti descrivono spesso un inizio insidioso con dolore correlato all’attività in corrispondenza della prima articolazione metatarso-falangea;  le normali calzature non risultano piú comode a causa dell’aumentata massa dovuta allo sviluppo dell’osteofita dorsale. Si modifica il passo poiché le forze di carico si spostano lateralmente per compensare la limitazione della dorsiflessione dell’articolazione metatarso-falangea. I segni clinici variano in base alla gravità del processo patologico.

Le radiografie mostrano tipicamente le classiche alterazioni degenerative a carico della prima articolazione metatarso-falangea. Nelle fasi avanzate della malattia sono necessarie modifiche delle calzature. L’aumento della profondità della punta della calzatura può contenere l’articolazione aumentata di volume. L’aumento della rigidità della suola può portare alla diminuzione dei sintomi.

Sono disponibili scarpe con suola ed inserti rigidi. Può essere di aiuto una lamina di alluminio/acciaio leggero o di fibre di carbonio. Quando un paziente usa una scarpa più rigida, si consiglia una suola con fondo a culla o una barra metatarsale per favorire lo spostamento del peso.

 

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La Calzatura

Pubblicato il 30 maggio, 2013, nella categoria: Arti Inferiori, Rubrica da

La calzatura è uno strumento inventato dall’uomo al fine di proteggere il piede dal freddo e dalle innumerevoli controversie che presenta il terreno.

Con il passare degli anni si è sempre più trasformata assumendo oggi fondamentale importanza come capo di abbigliamento ma la scarpa non dovrebbe essere considerata solo come un accessorio estetico ma come un vero e proprio strumento del cammino.

La calzatura per far si che sia corretta e non crei dei disagi al piede deve seguire queste regole:

  • Deve accogliere bene il piede, lasciando spazio anteriormente e liberta alle dita, stabilendo uno stretto rapporto retropodalico.
  • Deve essere costruita con materiali naturali o sintetici, purchè traspiranti e di prima qualità.
  • Il tacco deve essere tra i 2 – 3 cm di altezza in modo che siano distribuiti ottimamente i carichi tra retro e avampiede.
  • La suola e la tomaia devono essere irrigidite posteriormente in modo che si garantisca al piede un efficace contenimento e una corretta stabilizzazione.

Queste regole sono valide sia per l’uomo che per la donna.

Ora elenchiamo i difetti di una calzatura che possono portare ad algie, deformazioni del piede e disturbi di diversa entità:

  • L’assenza di rinforzi posteriori nella suola provoca un “imbarcamento” della scarpa con conseguente cedimento della pianta del piede
  • Le scarpe scollate sono quelle che provocano i danni maggiori specie se dotate di tacchi alti
  • Tacchi troppo alti provocano disturbi all’avampiede, disturbi al ginocchio e alla colonna.
  • Tacchi troppo bassi provocano disturbi al retropiede.
  • L’assenza di rinforzi posteriori nella tomaia determina dislocazioni laterali o mediali del calcagno con conseguente supinazione o pronazione del piede.

Quindi è importante ricordare che la scarpa deve essere uno strumento del cammino e per far si che sia idoneo, non deve salire, scendere o ruotare ma deve esserci uno stretto rapporto con il retropiede ma allo stesso tempo deve lasciare libertà alle dita.

RICORDA! Una calzatura sbagliata può dar luogo a patologie molto gravi, ed è quindi doveroso prevenire o per quanto possibile contenere la gravità.

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