Sindrome del tunnel carpale

Pubblicato il 10 febbraio, 2014, nella categoria: Patologie, Rubrica da

È una sindrome irritativa o compressiva del nervo mediano, si presenta più frequentemente nelle femmine ultraquarantenni. Determina intense parestesie che colpiscono la faccia palmare delle prime tre dita della mano e della metà del quarto dito.

Tale sindrome è dovuta generalmente alla compressione lenta e graduale del nervo mediano che viene spinto contro il legamento trasverso del carpo dalla tumefazione (gonfiore) infiammatoria dei tendini flessori delle dita colpiti da una tenosinovite cronica.

Nei casi datati da più tempo la sintomatologia parestesica diventa sempre più intollerabile con l’aggravarsi di deficit motori che comportano la facile caduta di oggetti di piccole dimensioni come aghi, bottoni, etc.

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Lesione dei nervi periferici

Pubblicato il 29 novembre, 2013, nella categoria: Patologie, Rubrica da

I nervi periferici sono costituiti da fasci di fibre nervose avvolti e riuniti tra di loro da tessuto connettivo interstiziale in cui decorrono i vasi sanguigni destinati alla loro vascolarizzazione. Essi originano dal midollo spinale (nervi spinali) o da tronco encefalico (nervi cranici) e conducono gli impulsi dal sistema nervoso centrale alla periferia e da questa a quello: a tale funzione conduttrice provvedono i cilindrassi che sono l’elemento fondamentale delle fibre nervose.

I nervi sono costituiti da fibre motorie e da fibre sensitive: le prime conducono dai centri nevrassiali ai muscoli gli impulsi per la motilità volontaria e per quella riflessa, le seconde trasmettono al neurasse gli impulsi provocati dalla stimolazione dei recettori periferici.

I nervi periferici provvedono alla motilità, alla sensibilità e al trofismo la loro alterazione porterà dunque a disturbi motori, sensitivi e trofici. Disturbi motori. La lesione delle fibre motorie di un nervo produce la paralisi dei muscoli da esso innervati. Il difetto della motilità volontaria può naturalmente essere più o meno grave: da un semplice modesto indebolimento della forza di contrazione muscolare (cioè dell’energia con cui viene eseguito il movimento determinato dal muscolo) alla totale assenza di ogni pur minimo accenno di contrazione volontaria (in senso proprio è soltanto a quest’ultima condizione che va riservato il termine di paralisi, mentre i difetti parziali, anche se cospicui, vanno indicati con il termine di paresi).

Al disturbo della motilità volontaria si accompagna quello della motilità riflessa: i riflessi (nella regione di competenza del nervo leso) sono aboliti o indeboliti (per esempio, quando è colpito il bicipite brachiale, la percussione del suo tendine, mediante l’apposito martelletto, non provocherà come di norma la flessione dell’avambraccio o questa sarà meno pronta e meno ampia del normale). Il muscolo paralizzato (o paretico) inoltre va incontro a una diminuzione del tono: lo si rileva sia mediante la palpazione, che permette di apprezzare la compattezza delle masse muscolari, sia imprimendo ai segmenti degli arti dei movimenti passivi e valutando la resistenza che si incontra: i muscoli paralizzati per lesione del nervo periferico presentano una compattezza ridotta e una minima resistenza ai movimenti passivi che di fatto sono più facili e ampi del normale. Anche il trofismo è compromesso: il volume del muscolo è ridotto e ciò appare con estrema evidenza quando è colpito soltanto un lato del corpo ed è dunque possibile il confronto con i muscoli sani del lato opposto.

La paralisi (o paresi) muscolare che consegue alla lesione del nervo periferico si accompagna quindi a:

- scomparsa o indebolimento dei riflessi (areflessia o iporeflessia)

- diminuzione del tono muscolare (ipotonia)

- diminuzione del trofismo muscolare (atrofia).

Sono questi i caratteri fondamentali delle paralisi dovute a lesione del neurone motore periferico, costituito dalla cellula nervosa del tronco encefalico o del midollo spinale e dalla fibra che da essa si diparte per raggiungere il muscolo.

 

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Lombalgia, lombosciatalgia e lombocruralgia

Pubblicato il 25 gennaio, 2013, nella categoria: Patologie, Rubrica da

Lombalgia

E’ una sindrome lombare che colpisce specialmente in età adulta causata da alterazioni discali del rachide lombare con sintomatologia limitata alla regione lombare.

La patologia si presenta con un dolore spontaneo al livello del rachide lombare che aumenta ai movimenti di pressione ed ai tentativi di mobilizzazione del tronco, contrattura delle masse muscolari paravertebrali e infine rigidità del tronco.

Esistono due forme cliniche: la lombalgia acuta e la lombalgia cronica.

La lombalgia acuta avviene all’improvviso senza una causa evidenziabile, qui il dolore e la contrattura sono molto forti tanto che anche un leggero movimento come un colpo di tosse o uno starnuto provoca dolore. La sindrome si risolve in pochi giorni con riposo e terapia medica (antinfiammatori etc.)

Le lombalgie croniche possono essere tali sin dall’inizio oppure secondarie a lombalgie acute.

 

Lombosciatalgia

La lombosciatalgia è una sindrome dolorosa che dalla zona lombosacrale, si irradia all’arto inferiore, nella zona del nervo sciatico.

È espressione di una sofferenza radicolare dovuta da un alterazione che prende il nome di “ernia discale.

Molte affezioni possono essere la causa di insorgenza di una lombosciatalgia: l’ernia discale l’artrosi anomalie congenite del rachide tumori infiammazioni

 

Lombocruralgia

La lombocruralgia è una sindrome che oltre alle strutture discolegamentose del rachide lombare, interessa anche le radici che danno origine al nervo crurale (L3 e L4).

Il dolore comincia dalla regione lombare e si estende verso la regione inguinale ed il ginocchio, lungo la zona di distribuzione del nervo crurale. Questa patologia è dovuta il più delle volte da ernia del disco interposto tra III e IV vertebra lombare e quindi sofferenza della radice L4.

I sintomi più noti sono: dolore, rigidità e contrattura della colonna vertebrale lombare, irradiazione dolorosa all’inguine, ginocchio e la parte antero-interna della coscia e deficit del quadricipite.
 
 

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Artrite reumatoide

Pubblicato il 10 maggio, 2012, nella categoria: Patologie, Rubrica da

L’artite reumatoide è un disordine infiammatorio cronico che può interessare molteplici organi e tessuti anche se il bersaglio principale è costituito dalle articolazioni, che può portare alla distruzione della cartilagine articolare e all’anchilosi (fusione ossea spontanea di un’articolazione).

La causa scatenante dell’artrite reumatoide è ancora oggi sconosciuta. Questa patologia provoca un’ ampia gamma di modificazioni anatomiche, le più gravi restano sicuramente quelle che interessano le articolazioni. Molto spesso oltre alla distruzione della cartilagine articolare e all’anchilosi, vi è un interessamento tendineo-legamentoso che accompagna l’artrite, di cui i noduli reumatoidi rappresentano la manifestazione cutanea più comune andandosi ad insidiarsi in zone sottoposte a pressione.

I noduli reumatoidi sono masse dure, ovali o rotonde e sottocutanee. Per quanto concerne la patologia insorge in modo lento, inizialmente vengono riscontrati malessere, stanchezza, dolori muscolo-scheletrici generalizzati e solo dopo mesi si manifesta il coinvolgimento articolare, di cui la distribuzione è variabile, con le piccole articolazioni colpite prima delle grandi.

I sintomi si sviluppano nelle piccole articolazioni delle mani e dei piedi seguite da quelle dei polsi, caviglie, gomiti e ginocchia. Per quanto riguarda la colonna vertebrale va detto che il tratto superiore non è colpito di frequente mentre la regione lombosacrale e le anche sono sempre risparmiate.

Le articolazioni colpite sono tumefatte (gonfie), calde, doloranti e con un senso di rigidità al risveglio o dopo un periodo di inattività. Il decorso della malattia può essere lento o veloce. La diagnosi è soprattutto clinica e richiede la presenza contemporanea di quattro criteri:

  • rigidità mattutina
  • artrite in tre o più articolazioni
  • artrite delle articolazioni della mano
  • noduli reumatoidi
  • artrite simmetrica
  • fattore reumatoide

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Artrosi

Pubblicato il 14 marzo, 2012, nella categoria: Patologie, Rubrica da

L’artrosi è una malattia degenerativa articolare a carattere evolutivo, che origina dalla cartilagine articolare e, con il tempo, coinvolge le altre componenti dell’articolazione.
Alla degenerazione si associa spesso l’infiammazione della membrana sinoviale che determina la sintomatologia dolorosa. Nell’artrosi vengono colpite principalmente le articolazioni di carico.

Si distinguno due tipi di artrosi:

  • artrosi primitiva
  • artrosi secondaria

L’artrosi primitiva interessa le articolazioni normali senza alcuna causa apparente, biologica o meccanica, tale da giustificare la genesi del processo degenerativo.

L’artrosi secondaria
è dovuta a patologie che hanno alterato, la meccanica o la biologia dell’articolazione, in particolare la cartilagine articolare.
Tra queste sono comprese gli esiti di fratture, le deformità assiali degli arti, congenite o acquisite, malattie congenite o dell’accrescimento (displasia congenita dell’anca), instabilità articolari post-traumatiche, neuropatie, malattie endocrine, malattie infiammatorie ed infettive dell’articolazione e nel rachide, la scoliosi.

Gioca un ruolo fondamentale anche il rispetto per il proprio corpo in quanto l’obesità può determinare lo sviluppo e l’aggravamento dell’artrosi sia primitiva che secondaria. La sintomatologia è data dal dolore, dalla limitazione funzionale, dalla riduzione della mobilità articolare, dall’aumento del volume dell’articolazione e, nelle fasi più avanzate dalla deformità.

Il dolore modesto nelle fasi iniziali, diventa sempre più frequente fino ad essere continuo persino durante la notte. La limitazione funzionale è legata sia al dolore che alla ridotta mobilità articolare, con conseguenza che il paziente assume atteggiamenti viziosi. La rigidità articolare inizialmente moderata al mattino diventa sempre più continua causando atteggiamenti e posture viziose.

L’aumento di volume dell’articolazione è frequente soprattutto nelle articolazioni superficiali (ginocchio e spalla). Infine il persistere ed il porgressivo aggravarsi della rigidità produce nel tempo deformità articolari irriducibili.

A livello diagnostico l’artrosi in fase avanzata specie nelle grandi articolazioni degli arti è generalmente facile da riscontrare sulla base dei sintomi e dei segni sopra elencati, tuttavia la conferma della malattia deve avvenire sempre grazie all’ausilio della diagnostica per immagini.



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