Disabilità e sport

Pubblicato il 1 settembre, 2015, in: Rubrica da

Lo sport occupa una posizione fondamentale nello sviluppo fisico e sociale della persona.
Permette, infatti, di approfondire la conoscenza del proprio corpo, delle sue risorse e potenzialità, dei limiti, oltre che di sviluppare una maggiore capacità di orientamento nello spazio. Praticare un’attività fisica permette inoltre di acquisire in maniera spontanea le regole che stanno alla base non solo dello sport, ma anche della società più estesa; regole che permettono di entrare in relazione con l’altro emotivamente e affettivamente e di gestire i conflitti che ne possono conseguire. Ogni attività sportiva riassume in sé un’esperienza di gioco, movimento, agonismo e vita di gruppo.
Proprio per questo, lo sport viene sfruttato da anni in quanto mezzo educativo all’interno delle scuole, nei progetti delle Associazioni e nelle Federazioni sportive.

Tutto questo vale in modo particolare per lo sport per le persone con disabilità. Lo sport “adattato” nasce in un periodo relativamente recente (negli anni ’40) e fornisce un valido aiuto per promuovere la vita indipendente e per favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità.
Ormai quasi tutte le palestre sono attrezzate e rese accessibili a tutti. Basket, tennis e rugby in carrozzina, equitazione, vela, nuoto, sci di fondo, sono solo alcuni degli sport che possono essere praticati dalle persone con disabilità, da soli o in squadra. Ormai da anni le Paralimpiadi affiancano le più popolari Olimpiadi e sempre più atleti vi partecipano.

Si sa, lo sport fa bene, i medici lo consigliano per la crescita dei bambini e per favorire uno stile di vita sano, ma per le persone con disabilità è considerato ancora più importante, in quanto possiede altri numerosi vantaggi.
Durante gli allenamenti, infatti, viene svolta a tutti gli effetti una riabilitazione, che porta a una maggiore conoscenza del proprio corpo, dei suoi limiti e delle potenzialità da sfruttare. Lo sport aiuta la persona con disabilità ad acquisire una maggiore sicurezza nei movimenti e nella gestione degli ausili (come per esempio la carrozzina o le protesi). Anche i muscoli si rinforzano, consentendo una maggiore autonomia in tutte le attività della vita quotidiana (per esempio negli spostamenti dalla carrozzina al letto o alla sedia, oppure maggiore facilità di movimento nei locali dell’ambiente di lavoro).
Dal punto di vista psicologico questo significa “esisto, posso” e aiuta a riacquistare fiducia e stima di sé. In questo senso lo sport consente alla persona di trasformarsi da oggetto della riabilitazione a protagonista dell’azione.

L’attività sportiva facilita un maggiore contatto e confronto con altre persone che presentano la stessa disabilità e con persone normodotate, agevolando così la socializzazione e la costruzione di rapporti di amicizia, che altrimenti sarebbero difficilmente realizzabili. In questo modo, le persone con disabilità riescono anche ad affermarsi e a spingere la società a considerarli non solo per i loro limiti, ma anche per le potenzialità (Luongo, Malafarina, 2007). Lo sport in questo caso può quindi essere visto anche come strumento di integrazione e di conoscenza del mondo delle persone con disabilità, una realtà che troppo spesso passa inosservata o della quale si conosce molto poco.

Per far sì che tutto questa avvenga, è però fondamentale l’esistenza di una rete solida, che si sviluppi attorno all’individuo: una rete di sostegno familiare (famiglia, amici, parenti) e un adeguato supporto psico-sociale (da parte di medici, psicologi, fisioterapisti), che sostenga la persona con disabilità nel suo percorso di vita.

 

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